Recensioni della Giuria per la VI Edizione del Concorso


Nox di Alektos (Cap. 1, Cap. 5)

Amrlide

Interessate ed originale, soprattutto per la trama: la vita e i rapporti privati dei Mangiamorte sono lasciati in secondo piano dalla Rowling e in alcuni casi, come per Bellatrix e Rodulphus, non sono che lievemente tratteggiati. Parallelamente, proprio la scarsità di indizi che si hanno su questi personaggi, permette di approfondire o di modellare i loro caratteri e i loro comportamenti secondo i propri gusti e le proprie interpretazioni (vantaggio e nel contempo difficoltà della scelta di personaggi secondari come protagonisti). L’immagine della coppia Bella/Rod resa in questa storia è molto vivida, il personaggio di Bellatrix, più caratterizzato dalla Rowling rispetto a quello del marito, è fedele al Canon, soprattutto nel piccolo dialogo con il Signore Oscuro. Le descrizioni che delineano invece i rapporto marito e moglie, sono orchestrate con maestria, e nemmeno una singola parola è lasciato al caso.
Riassumento, un’ottima storia, molto curata nella forma e sorretta da una profonda analisi dei personaggi, che ne dà un’interpretazione inedita; un Momento Mancante unico e ben costruito.

CharlotteDoyle

Secondo me questa storia pecca, essenzialmente, in due direzioni (pure, tra loro, complementari, in un certo senso): la prima è la scelta di una prosa molto descrittiva, che spesso appesantisce la narrazione più che arricchirla; la seconda, la tendenza a estremizzare il carattere dei personaggi, i quali risultano infine poco realistici. Entro nel dettaglio. Per quanto riguarda la prosa, avverto una certa volontà di abbondare e di riempire con dettagli il più possibile il racconto (i colori, le forme, eccetera); questo purtroppo alle volte stona, risulta pesante, non aggiunge molto e alle volte dà anche un’immagine più vaga che concreta di luoghi e personaggi (vedi la descrizione di Bellatrix che fa Rodolphus: chiaramente è idealizzata da lui, ma conoscendola tanto bene avrei trovato più rilevante parlare di una mano, un ginocchio, o una spalla – particolari minori ma che colpiscono più di un ritratto generale). Un altro punto che volevo fare è quello dei riassunti: a volte per introdurre una scena o i personaggi si spendono alcune parole su cose che già sappiamo o che comunque non aggiungono molto alla storia. Io dico: tagliare, non è interessante. Si impara continuando a scrivere. Per quanto riguarda i personaggi, so che in generale nel fandom si cerca spesso di romanticizzare i caratteri negativi, soprattutto quelli appartenenti al Lato Oscuro, il fascino del Male e tutto quanto, il problema è che parliamo pur sempre di esseri umani, e quindi buttandosi nella ricostruzione realistica, sebbene molto dettagliata, di un certo episodio, l’insistere su queste caratteristiche piene di contrasti netti, di gesti estremi, eccetera, finisce per non convincere il lettore. Io avrei voluto vedere più tentennamenti, più contraddizioni, più concretezza e possibilmente meno enfasi: allora mi sarei interessata della loro storia e dei loro problemi. Una nota finale su una scelta minore che mi ha lasciato un po’ perplessa: Bellatrix chiama Andromeda e Tonks (Ninfadora) per nome. Mi è sembrato un po’ strano, in genere quando si vuole rifiutare un legame si cerca di spersonalizzare l’altro individuo, usando pronomi e altre relazioni (come fa Bellatrix stessa nel primo capitolo) piuttosto che il nome. C’era una volontà precisa dietro l’uso di “Andromeda” e (soprattutto) “Ninfadora”?

FreackledMiks

La trama della storia è originale: ho apprezzato particolarmente l’idea di approfondire il rapporto Rodolphus/Bellatrix/Voldemort tramite degli spezzoni di vita famigliare dei due Mangiamorte. Ho trovato, invece, molto più scarno lo sviluppo dello scontro con i sette Potter a Privet Drive: essendo il punto centrale della vicenda, nonché il punto da cui si diramano gli eventi descritti nel paragrafo successivo, forse avresti dovuto approfondirlo di più, magari con un dialogo tra i Mangiamorte oppure i dettagli dell’organizzazione del piano. Anche il dialogo finale tra Bellatrix e Voldemort mi è sembrato un po’ trascurato: sarebbe stato carino se tu avessi approfondito la discussione per mostrare, secondo te, che genere di rapporto c’è fra di loro.
Un’altra cosa che mi è piaciuta molto è stata la descrizione della stanza a Malfoy Manor: sei riuscita a darne un’immagine puntigliosa, ma non noiosa, che fa immedesimare bene nella lettura e dà quasi l’impressione di poter osservare la scena.
La descrizione, così come viene fatta, collima benissimo con il punto di vista del personaggio di Rodolphus: presa dal suo punto di vista, infatti, la narrazione sembra seguire i suoi schemi di pensiero, diventando pigra e meticolosa quanto colui che ne è al centro. Tuttavia, probabilmente ricercando uno stile più elevato, alcune frasi sono divenute poco scorrevoli e fanno perdere un po’ di fluidità alla lettura, inoltre questa particolare correlazione stile/personaggio viene a mancare sul finale.
La caratterizzazione del personaggio di Rodolphus è molto buona: tutto nel primo paragrafo gira intorno a lui e riesci a dare davvero un ottimo spaccato della vita dal suo punto di vista. Molto azzeccati anche i flashback.
Mi è dispiaciuto che la stessa cosa non sia avvenuta col personaggio di Bellatrix: avresti potuto approfittare dell’ultimo tratto della fanfic per approfondire anche il suo punto di vista; in particolare le questioni del suo fanatismo e dell’amore per Voldemort confrontato con quello per il marito sembrano lasciate un po’ in sospeso.

Ladyhawke

La scelta del momento mancante è interessante, perché ci muoviamo nei primi capitoli dei Doni della morte, di cui uno, evento raro per la saga di Harry Potter, descritto dal punto di vista dei “cattivi”. Diventa quindi naturale vedere la versione dei fatti della fanatica numero uno, Bellatrix, e di suo marito, Rodulphus. La trama è semplice, non particolarmente articolata o complessa, gli eventi scorrono con facilità, seguendo le azioni dei nostri protagonisti. L’insieme è ben calibrato. I personaggi scelti sono difficili da muovere, per due diversi motivi. Da una parte c’è sempre il rischio di caricare Bellatrix, di renderla troppo folle e quindi sgradevolmente eccessiva. Dall’altra bisogna creare praticamente un personaggio da zero. Direi che qui la costruzione è riuscita, i personaggi sono realistici, interagiscono fra loro in maniera interessante, evitando il cliché di Rod succube della moglie. Naturalmente, e si vede nella parte finale, il nostro signor Lestrange scompare, in confronto all’Oscuro Signore, ma non potrebbe essere altrimenti. Lo stile è, come dire, pacato, calmo… soprattutto nella prima parte e nell’ultima, tralasciando il momento dell’azione in sé, breve ma descritta in maniera convincente, rende l’agiato vivere da Purosangue di Rod. Il riferimento al velo di Maya è un tocco davvero intellettuale, che non stona con l’anima da esteta cucita addosso al signor Lestrange. Ecco, forse somiglia un po’ ad Andrea Sperelli di D’Annunzio, in qualche accenno, ma di certo all’indeciso nobile decaduto, preferisco il mangiamorte.

Il Serpente e la Bambina bic (Cap. 31)

Amrlide

Tra i Momenti Mancanti del settimo libro, questo è quello di cui più ho sentito la mancanza: la Coppa di Tassorosso è l’unico Horcrux di cui non viene esplicitamente descritta la distruzione! Questa storia ha quindi, a mio parere, colmato un profondo vuoto. Hermione, davanti alla prova, vacilla e si appoggia a Ron: la scena di questa fan fiction potrebbe anche quasi definirsi un prequel che giustifica l’improvvisa “spinta passionale” di Hermione qualche momento dopo.
La storia, costruita essenzialmente sui dialoghi, sente un po’ la mancanza di descrizioni: le lunghe argomentazioni del “Serpente” sarebbero risultate forse più leggere se fossero state intervallate da brevi pause in cui mostrarne le espressioni e i gesti. Il continuo scambio di battute trasmette però bene la tensione che sicuramente Hermione avrà vissuto in quel momento.

CharlotteDoyle

Il momento mancante che hai scelto è molto popolare nel fandom, soprattutto quello della coppia R/Hr, e quindi a più di un anno dall’uscita del libro pretendere di essere originali risulta difficile. Per questo, ho cercato più che altro di analizzare la solidità della storia. Mi è piaciuta molto la scelta dell’intreccio: cominciare già dall’attacco, dal punto di vista di Hermione, che non riesce a rendersi conto di quello che succede, lasciando sulle spine anche il lettore, di conseguenza. D’altra parte, dopo un po’ si riesce a comprendere la situazione, e a quel punto c’è una caduta, tanto che gli interventi del Ron vero sembrano un po’ titubanti, mentre le parole di Tom Riddle ricalcano sempre più una recita che per il lettore ha poco di persuasivo, e io personalmente non sono riuscita a connettermi con le pene del personaggio principale. In generale, ho trovato la minaccia di Tom Riddle molto debole, soprattutto forte della scena analoga ne La Cerva d’Argento. Penso che la paura di Hermione per il fallimento, e quella (ancora più forte) per la perdita dei suoi amici avrebbero potuto essere sfruttate in modo più subdolo, soprattutto considerando che Hermione è molto diversa da Ron. La coda dell’episodio poi avrebbe potuto essere più breve, a mio parere. In ogni modo, complessivamente, non è affatto male, solo avrei preferito che si osasse di più.

FreackledMiks

Bella la scelta di approfondire ciò che è successo a Ron e Hermione quando sono scesi nella Camera dei Segreti, tuttavia ritengo che la trama non sia stata sviluppata pienamente in tutti i punti. Forse sarebbe stata una buona idea sviluppare tutta la vicenda, invece che soffermarti solo sul momento della distruzione della coppa di Tassorosso, ad esempio narrando anche di come Ron abbia avuto l’idea di riprodurre il sibilo emesso da Harry cinque anni prima, di come il duo abbia trovato la Camera a distanza di tutto quel tempo o di come a Hermione sia venuto in mente di usare le zanne del Basilisco per distruggere gli Horcruxs: l’introduzione di nuovi elementi, o anche solo di alcune descrizioni, avrebbe aiutato a personalizzare la storia e a rendere il lettore più partecipe della vicenda.
Ho trovato buona anche l’idea di un’altra prova da superare per riuscire a eliminare completamente il frammento dell’anima di Voldemort, anche qui, però, forse avresti potuto aggiungere un qualcosa di originale, di imprevisto, invece che far ripetere nuovamente la scena del Riddle-Spettro.
Per quanto riguarda i personaggi, li ho trovati abbastanza IC. L’unica cosa che a mio parere stona un po’ è la spavalderia di Hermione nel distruggere la Coppa, quando, in realtà, sappiamo dal terzo libro che sotto sotto è una persona molto insicura (cosa che comunque viene mostrata nella tua storia appena dopo la distruzione dell’Horcrux).
Il monologo del Riddle-Ron, invece mi è sembrato un po’ confuso: è stata una buona scelta fargli far leva sulle paure di inadeguatezza sentimentale di Hermione, tuttavia non mi risulta molto chiaro perché a un certo punto RIddle-Ron offre a Hermione di “darle una conoscenza che non avrebbe mai neanche immaginato”. Da quel che lasci intuire prima, non sembra che lo spettro stia cercando di convincere Hermione a fare qualcosa, piuttosto vuole cercare di dissuaderla dal distruggerlo facendole credere di non essere adatta al compito che le è stato assegnato. Forse sarebbe stato più comprensibile se tu ti fossi tenuta sulla linea del resto del dialogo, ovvero dell’abbattimento morale, invece di aggiungere anche quella promessa, in netta stonatura.
Per quanto riguarda lo stile, sarebbe stato se tu ti fossi soffermata un po’ di più sui sentimenti di Ron e Hermione durante e dopo l’apparizione di Riddle-Ron, approfondendone le paure, le sensazioni e i sentimenti reciproci, invece di puntare principalmente sul dialogo.

Ladyhawke

E’ una storia che ho trovato davvero interessante e che mi ha colpito alla prima lettura, ad essere sincera. Trovo la scelta di descrivere questo missing moment, che è davvero un peccato non aver potuto leggere nella vera saga, piuttosto coraggioso. Il rischio era di ritrovarsi a descrivere una copia dello scontro Ron/Horcrux; quindi di uscire con una storia che sapeva di già letto e già visto. Lo scorrere della vicenda è appassionante, e trovo che si integri perfettamente con quanto descritto dalla Rowling nei libri: è questa sorta di coerenza la cosa che mi è piaciuta di più. I personaggi mi paiono particolarmente IC: l’horcrux disvela con facilità tutte le debolezze della nostra Hermione, ragazza forte sì, ma con tante insicurezze e fragilità. Ron sembra forse troppo maturo, ma è pur vero che in questo settimo libro è cresciuto molto, e lo si vede quando torna dai suoi amici dopo la fuga. Pur con la paura, lascia Hermione libera di affrontare i suoi demoni, come Harry ha fatto con lui, dicendole solo, quando la melliflua voce esagerava, di non ascoltare. Lo stile essenziale, e nessuna parola di troppo viene aggiunta. Questo mi pare aiuti molto ad immergersi nella scena, a viverla come palpabile, vicina. L’immediatezza che il racconto trasmette è davvero ottima, come il missing moment, che si integra perfettamente ai Doni della Morte. Ottimo lavoro.

Over my Head di eridos (Cap. 11)

Amrlide

Un momento difficile da descrivere, e molto introspettivo: una scelta azzardata, sviluppata però con molto tatto. La trama si basa essenzialmente sui pensieri di Remus, per di più offuscati dall’alcool; sono quindi giustificati i salti temporali, le riflessioni presenti frammentate da ricordi. Un dialogo interiore con amici che non ci sono più: una soluzione efficace per poter descrivere pensieri tristi senza angustiare o annoiare il lettore. Remus è un personaggio tra i principali, di cui nei libri si intravede spesso il vissuto, senza tuttavia conoscerne i dettagli; nella storia, il Canon del personaggio è rispettato e messo in risalto dal momento drammatico che Remus sta vivendo.
I periodi brevi e frammentati dal continuo andare a capo riflettono anche graficamente per il lettore un flusso di pensieri spezzati e talvolta incoerenti. La quasi assenza di descrizioni di contorno lascia campo libero al dialogo interiore, ma, nei casi in cui sono presenti, non fungono da spartiacque come dovrebbero: i periodi brevi che le compongono contribuiscono ad aumentare l’atmosfera cupa e triste del momento, ma sopraggiungono quasi senza preavviso, tanto che a volte è difficile individuarli leggendo.

CharlotteDoyle

Questa storia è collocata dopo il capitolo 11 de I Doni della Morte, cioè dopo la visita di Lupin a Grimmauld Place, ma non contiene nessun riferimento diretto alla discussione avvenuta lì, e questo mi lascia un po’ perplessa, tanto che all’inizio pensavo fosse collocata prima. Di fatto, la storia si sviluppa in una serie di pensieri, ricordi e immagini che passano per la testa di Lupin mentre questo si ubriaca; solo alla fine sembra giungere una svolta. Poiché sappiamo che le accuse di Harry hanno fatto la loro parte nel convincere Lupin a ritornare alla sua famiglia, mi sembra che ci sia del potenziale non sviluppato quando decidi di non considerarle nella storia e piuttosto di concentrarti solo su quello in cui Lupin vuole credere. Inoltre, avendo già avuto modo di conoscere le sue argomentazioni attraverso i dialoghi del capitolo 11 stesso e una delle scene finali del libro precedente, questi pensieri (alcuni dei quali, tra l’altro, ricorrono più volte all’interno della storia) non aggiungono molto al personaggio. Ho trovato invece più costruttivo l’approfondimento sui Malandrini ai tempi di Hogwarts, per quanto non rappresentasse il centro della storia. In generale, penso che la storia avrebbe potuto essere ampliata, e soprattutto progettata in modo più rigoroso per evitare le ripetizioni e i particolari superflui, e in modo che avesse più ritmo.

FreackledMiks

La trama e il capitolo di ambientazione sono originali: è interessante vedere un possibile scioglimento della vicenda di Remus Lupin. Buona anche la scelta di alternare parti di narrazione introspettiva in prima persona a parti di descrizione della scena in terza persona: mi è sembrata una soluzione intelligente, visto che la semplice auto-analisi del personaggio è diventata molto comune e spesso se ne abusa. Inoltre, questa alternanza permette sia l’immedesimazione del lettore, sia un attimo di stacco dalla vicenda.
Carina anche l’idea di inserire una presenza-non presenza degli altri Malandrini e continui flashback sulla loro vita prima dell’assassinio dei Potter; trovo, però, che tu abbia un po’ trascurato il rapporto Lupin/Tonks a favore di questi ultimi: forse avresti dovuto soffermarti di più sul perché Remus se n’è andato e su quello che in precedenza l’aveva spinto ad ammettere il suo amore per Dora, magari aggiungendo qualche flashback sulla loro vita insieme.
Comunque Lupin mi è sembrato molto IC: forse, in qualche punto, è un po’ ripetitivo, però ciò collima bene con il continuo fluire dei pensieri del personaggio e non toglie nulla alla trama stessa.

Ladyhawke

Immaginavo che Remus e i suoi turbamenti sarebbero stati sfruttati da uno degli autori in lizza. D’altra parte il suo comportamento è così da… schiaffi, che si diventa pure curiosi di capire cosa possa aver frullato in quella sua testolina. Difficile dare un parere sulla trama, perché a conti fatti non c’è, si tratta soltanto di un uomo perso nell’alcool e dei suoi pensieri. Pensieri che si dipanano piuttosto agilmente, nel corso della narrazione, e sono condivisibili dai lettori, che ben riescono ad individuare Remus, dalle tue parole. L’hai ben tratteggiato, a mio parere, anche se sono dell’idea che si tenda sempre troppo a fare di lui un personaggio controllato anche in situazioni come queste. Filosofico pure da ubriaco, mumble, io immaginavo di più un’ubriacatura triste, anche se, considerando i suoi pensieri, che diventano ricordi, forse lo è. Immagino che si senta veramente un verme, considerando i trascorsi dei suoi amici, e l’atto veramente codardo di cui si è reso protagonista. Ci sono due cose che in sostanza non mi sono piaciute moltissimo e che mi sono balzate all’occhio alla seconda lettura: in primis il fatto che, nel ricordo, Peter sia defilatissimo, come troppo spesso accade. In secondo luogo non ho gradito particolarmente la scelta di andare a capo ad ogni frase. Se la scelta di usare frasi brevi e d’effetto può risultare efficace, trovo superfluo enfatizzarle in questo modo, ma sono opinioni personalissime. Per il resto qualche errore di battitura, un “dà” senza accento e un paio di virgolette di dialogo perse per strada. In conlusione un lavoro buono, con qualche piccola riserva da parte mia.

Parola d’ordine di Ida59 (Cap. 12)

Amrlide

Interessante, è dire poco: non è certamente il Momento Mancante a cui per primo si va a pensare, e che per di più punta di dito contro quello che sembra un’incongruenza della Rowling. La soluzione proposta appare plausibile, come pure la storia in sé, posta dal punto di vista diretto di Severus. I suoi pensieri, il suo dolore, il suo imbarazzo a parlare con chi ha ucciso, traspaiono lievi e dosati, come ci si potrebbe aspettare da una persona che, come Severus, non è abituata ad esprimerli: la figura di Piton, pur nella sua introspezione su cui la Rowling non si dilunga, risulta fedele all’immagine presentata nei libri. Anche Silente, nella sua immobilità di quadro, rispetta il modo di parlare e l’atteggiamento che poterbbe avere in vita nei libri. Nel complesso, la storia è ben giostrata, senza punti morti: battute di dialoghi e riflessioni sono bilanciati, dando al testo una piacevole scorrevolezza. Ottima storia quindi, sia per contenuto che per stile di narrazione.

CharlotteDoyle

Nota: non sono convinta che la storia delle conversazioni col quadro di Silente sia un errore così grave, come incoerenza a livello cronologico può essere facilmente aggirabile grazie a permessi speciali e cose simili. In ogni modo, è bene che ci sia stata tanta attenzione per il Canon.

Una storia interessante, che dà spazio al personaggio che per motivi di trama è rimasto più a lungo nell’ombra durante il settimo libro. I dialoghi sono buoni, anche se a tratti un po’ artificiosi, nonostante il contenuto c’è il modo di farli sembrare più realistici, a mio parere, semplificando i periodi. C’è anche da dire però che l’interlocutore di Severus Snape è un ritratto e che per sua natura non dovrebbe risultare troppo umano, e quindi ho trovato la difficoltà di alcune battute azzeccata. Per il resto, sono rimasta un po’ bloccata sulla scelta del registro narrativo, un po’ troppo enfatico, troppo descrittivo, soprattutto per la (sempre difficile) prima persona: sa di scrittura e raggiungere la storia oltre questo filtro risulta alle volte difficile. In generale, il compiacimento dell’angst pesa, pure, e senz’altro il dolore del protagonista è percepibile, ma la troppa insistenza su questo dolore lo sbiadisce un poco, a lungo andare (con meno si fa di più). Ci sono invece, poi, dei passi più concreti che danno più consistenza alla storia, come a esempio il problema che Snape si pone nel sedersi sulla sedia del Preside piuttosto che su quella di fronte (davvero azzeccata!). Avrei voluto leggere di più a proposito. Grazie.

FreackledMiks

Molto originale l’idea di scrivere di una parte poco esplorata della storia: il vero Severus Piton. Ho apprezzato particolarmente la dovizia di particolari con cui hai descritto tutto ciò che è accaduto nella stanza, soffermandoti particolarmente sulla descrizione del vero rapporto che c’era fra Piton e Silente.
Un po’ meno precisa è stata la scelta di alcuni dettagli della storia, come la sofferenza di Piton che, per quanto giustificata, non è a mio parere tale da poter causare una reazione così disperata alla vista dell’amico: Piton era preparato a tutto ciò, e sapeva che Silente sarebbe morto comunque.
A parte questo, ho trovato molto azzeccata la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quella di Piton, nella quale hai approfondito in modo magistrale il vero carattere, riuscendo ad attenerti ai pochi, ma precisi, dettagli che J.K. Rowling aveva dato sul suo carattere; ciò rende moltissimo ai fini della storia.
Lo stile è molto personale e ben definito, e rende la lettura piacevole e scorrevole.

Ladyhawke

Leggendo il tuo nome mi è stato straordinariamente facile intuire che il protagonista del tuo racconto sarebbe stato il tuo favorito: Severus Piton. D’altro canto il settimo libro dà ampio spazio per scrivere cose interessanti su di lui, e giustamente hai colto la palla al balzo. La storia è molto introspettiva, quindi ci ritroviamo fin dall’inizio a far ei conti con quello che è lo straziante dolore del protagonista. Come ti ho già detto sul sito, trovo questo Severus sempre troppo pronto ad autocommiserarsi, per quanto poi in grado di proseguire per la strada che ha scelto: con le colpe che ha non penso che abbia poi molta altra scelta. È difficile, fa soffrire e star male, ma per un uomo che si è reso protagonista di atti terribili credo è il minimo prezzo. Con questo non dico che sia sbagliato soffermarsi anche sui suoi sentimenti e sondarli, ma non mi piace vederlo troppo nei panni dell’eroe romantico, ecco. A confronto mi è piaciuto di più Albus, sereno e disincantato come al suo solito, certe battute raccapriccianti sono proprio da lui, davvero. La cosa che hai messo in risalto e che più mi ha incuriosito è la questione del parlare con il ritratto di qualcuno che sappiamo morto: questione davvero interessante e straniante, per chi si ritrova ad essere presente ad un tale evento; merita riflessione, ecco. I ritratti ci ricordano in maniera impressionante i vivi, ma non sono che la loro ombra… Altra cosa che mi lascia perplessa è Piton che definisce Hagrid un bonaccione, perché proprio non riesco a figurarmelo. Per il resto un buono stile, molto descrittivo all’inizio, più rapido e basato sul dialogo nella seconda parte.

Spegne la luce di Lily Black (Cap. 32)

Amrlide

“Sorpresa”, veramente! La storia lascia letteralmente con il fiato sospeso, dal momento che i due protagonisti vengono svelati, lui a metà racconto, lei solo alla fine. Appena iniziata a leggere, devo confessarlo, mi aspettavo Remus e Tonks come protagonisti; scoprire che mi sbagliavo è stata per me davvero una bella sorpresa! La struttura della storia è in questo senso proprio ben congeniata.

Il racconto inoltre, non propone uno, ma una vera e propria serie di Momenti Mancanti su due personaggi di cui invero si sa piuttosto poco.
Il testo è molto scorrevole, momenti presenti e futuri si alternano in maniera armonica, aiutati anche dal testo della canzone e dal ripetere della frase “Spegne la luce e mi bacia nel buio delle lenzuola”. Intuendone poi il finale, la frase ripetuta aumenta anche l’ansia. Forse è proprio il finale che lascia un po’ troppo con il fiato sospeso: voglia di vendetta e desiderio di raggiungere chi non c’è più, si mescolano talmente che bisogna rileggere più volte il dialogo con Rookwood prima di comprendere le reali intenzioni della protagonista (e ciò che realmente succede), e ancora rimane un minimo di dubbio.

L’effetto sorpresa è comunque il vero punto di forza: se l’obiettivo voluto era quello di emozionare e sorprendere il lettore, la storia lo raggiunge in pieno!

CharlotteDoyle

Nota 29/11/08: L’errore di Canon che evidenzio effettivamente si è rivelato non esserlo: i Weasley devono cominciare a nascondersi dopo la cattura del trio, e quindi dopo la trasmissione di Potterwatch citata. Grazie a Lily Black per avermelo fatto notare.
C’è un errore di coerenza col Canon: nel primo flashback, che comincia con lo stesso pezzo di Potterwatch (Radio Potter) che ascoltano Ron, Hermione e Harry, i Weasley sono già nascosti e hanno smesso di lavorare, quindi il negozio di Fred e George dovrebbe essere chiuso. A parte questo ho trovato la storia ben congegnata, ben sviluppata e anche molto ricca come momento mancante, sebbene faccia un grande uso di flashback, avendo quindi molte più occasioni da sfruttare per aggiungere informazioni e particolari. Ho trovato buono il modo in cui sei riuscita a omettere il nome della protagonista fino alla fine; non che rappresentasse di suo un colpo di scena o quanto altro (se non magari a livello di ship) ma comunque funziona e non pesa al lettore. La scena finale invece la sistemerei per renderla più chiara, l’effetto riesce ma a una prima lettura si stenta a comprendere la vicenda. Mi sono piaciuti i dialoghi, soprattutto quelli dei flashback. Per quanto riguarda l’uso delle lyrics, all’inizio mi ero spaventata (non amo molto le songfic), ma alla fine le stesse non prendono lo spazio che spetta alla storia, e questa è una nota positiva. In generale, una buona storia.

FreackledMiks

Ho apprezzato veramente moltissimo questa storia: la trama è molto ben sviluppata, originale e coinvolgente, che coglie il lettore di sorpresa e ha un epilogo commovente. Il tema della perdita è molto difficile da affrontare, solitamente, soprattutto perché si rischia di cadere nella banalità, ma in questa fanfiction è sviluppato egregiamente in un modo molto particolare e unico, tramite l’utilizzo di flashback che chiariscono man mano la vicenda al lettore e allo stesso tempo lo avvicinano al personaggio di Alicia.
Quest’ultimo è molto ben articolato, umano e profondo, ed è impossibile non essere partecipi del suo dolore per la morte di Fred, anche grazie alla tecnica della narrazione in prima persona, usata in modo da non risultare statica e creare un quadro vivido del susseguirsi frenetico dei ricordi in un momento drammatico.
Lo stile è molto particolare, reso tale sia sai brani della canzone dei Doors (scelta molto azzeccata), sia grazie ai flashback riguardanti spezzoni di vita, ma soprattutto grazie alla ripetizione della frase “spegne la luce e mi bacia nel buio”, che crea un ritmo ipnotico.
Inoltre, la scelta di ricordi che potrebbero essere classificati tra i momenti banali della quotidianità e il loro essere divertenti nella drammaticità del momento rende la storia e il personaggio più reale, visto che, spesso, sono proprio quei momenti che ci segnano di più e ci rimangono più impressi, proprio a causa della loro semplicità. Complimenti.

Ladyhawke

Fred Weasley è il re della popolarità postuma, dopo I Doni della Morte, titolo che lo rende pari solo a Regulus, forse. Questo, naturalmente, mina di per sé l’originalità della storia, o del momento trattato. Anche in questo caso, insomma, era prevedibile che qualcuno si accostasse a questo momento. Ciò non toglie che ogni autore ha naturalmente diritto a fornire una propria versione dei fatti, sforzandosi di renderla godibile ed interessante per un lettore che ha, potenzialmente, letto almeno una decina di storie simili. La scelta dei personaggi a sorpresa, che restano effettivamente a sorpresa fino alla fine, è un buon esperiente per dare un tocco di curiosità a questa storia. Ero estremamente curiosa di sapere come sarebbe andata a finire, nonostante il ritmo un po’ spezzato della storia, che magari sulle prime può spiazzare e disorientare un attimo il lettore. D’altronde è difficile portare avanti una storia in questo modo in maniera perfettamente chiara e coerente. Quanto ai personaggi e alla caratterizzazione dobbiamo semplicemente affidarci ai dialoghi che devo dire rendono giustizia ai gemelli e anche agli altri personaggi: i momenti più leggeri, diciamo, mi paiono frizzanti e ben costruiti. Lo stile è buono, scorrevole e piacevole. Il finale sa un po’ di già visto, come scena topica di questo tipo di storie a tema, ma funziona nel suo complesso. In generale un buon lavoro.

Secondo te cosa stanno facendo? di MissDragon (Cap. 7)

Amrlide

Finalmente un racconto esclusivamente divertente. Nel settimo libro si vede poco Ron nelle vesti di fratello geloso, ed è quindi un piacere ritrovarlo così in questo Momento Mancante. Il battibecco con Hermione (che comunque non si sottrae dal ficcanasare) richiama ai tempi di spensieratezza ad Hogwarts. Anche la cocciutaggine di Ron è in Canon e costituisce l’elemento comico della storia. Da bravo fratello “non vede” come la sua sorellina sta crescendo.
Nel complesso la storia è ben strutturata; tono e linguaggio nei dialoghi sono conformi ai personaggi. I pensieri irrompono nella scena senza tuttavia disturbare la narrazione, anche se in alcuni punti, sentimenti e pensieri sono quasi ridondanti.
La spontaneità dei dialoghi e soprattutto delle uscite di Ron sono uniche ed è veramente difficile che non strappino ben più di un sorriso.

CharlotteDoyle

Capisco che Ron sia generalmente considerato un po’ tonto, ma leggendo DH non ho avuto l’impressione che lui stesse spiando (eventualmente) Ginny e Harry senza sospettare un ritorno di fiamma nella loro relazione. Di solito Ron, d’altra parte, si preoccupa solo per questo. In ogni modo, hai scelto un’altra via: secondo me risulta un po’ poco plausibile; i dialoghi sono divertenti ma giri troppo intorno alla cosa e se un pregio della storia è che comunque, data la breve durata della vicenda, riesci a essere a tua volta breve, d’altra parte, pur mantenendo il tono della commedia, mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa di più nel frattempo; le caratterizzazioni sono buone, ma non vanno molto a fondo sui personaggi, quindi magari potresti sviluppare meglio la cosa in questo senso. Inoltre lavorerei di più, per esempio, sulla dinamica dell’incidente (troppe righe per un evento inaspettato, non desiderato; succede perché doveva succedere e quindi risulta artificioso; proprio come l’evento in sé invece poteva essere descritto in modo più deciso). Grazie.

FreackledMiks

Ho trovato divertente l’idea di scegliere come Missing Moment ciò che è accaduto a Ron e Hermione mentre Ginny dava il suo “regalo di compleanno” a Harry. A mio parere, però, la trama è poco sviluppata e un po’ troppo statica: i personaggi sono immobili per praticamente tutta la vicenda e viene riportato solo il dialogo tra i due. Forse si sarebbe potuta articolare maggiormente la scena introducendo anche movimenti, sensazioni e pensieri dei due personaggi principali, così da andare oltre il semplice riportare un episodio.
Ron e Hermione, comunque, mi sono sembrati abbastanza IC, anche se in alcuni tratti l’ingenuità di Ron mi è sembrata un po’ troppo calcata. Stessa cosa vale per lo scambio di battute tra i due: soprattutto verso la fine mi è sembrato che il dialogo diventasse innaturale (mi riferisco principalmente a quando Hermione capisce cosa stanno facendo Harry e Ginny e cerca di farci arrivare anche Ron).
Per quanto riguarda lo stile, mi è sembrato buono, tuttavia credo che, avendo scelto di scrivere di una scena poco dinamica, sia venuta a mancare la possibilità di dare spazio a innovazioni e dettagli personali che rendono una storia (e un autore) unica e particolare.

Ladyhawke

E’ facile scegliere un momento drammatico, nei Doni della Morte, perché ce ne sono parecchi; più difficile è scegliere un momento sereno e tranquillo e, tutto sommato, rapportarlo al settimo libro della saga con armonia. Ron e Hermione, lo ammetto, rendono più facile il compito perché conosciamo, sia dal canon che dal fanon, milioni di momenti in cui mettono in scena i loro siparietti comici. Niente di sconvolgentemente nuovo, dunque; ciò che, a me, l’ha reso gradevole è proprio il contrasto con il clima cupo e generalizzato del libro. La Tana, per ora, è ancora un rifugio particolarmente sereno, e un fratello che origlia i discorsi di sua sorella e del suo migliore amico sono uno scenario facilmente immaginabile. Il susseguirsi poi delle battute dei nostri due protagonisti è simpatico e IC: che Ron non sia una cima in fondo l’abbiamo sempre saputo. La storia non è lunghissima, ma trovo che sia un bene; allungare il brodo l’avrebbe resa pesante e meno godibile, troppo ripetitiva ecco. Qui, dopo un paio di ipotesi completamente sballate da parte del nostro prode Grifondoro arriviamo subito allo scioglimento, o meglio all’interruzione: sono certa che né Ginny, né Harry siano stati molto contenti di farsi interrompere a quel modo. Hai sfruttato bene l’imput del libro, diciamo così.

Questo è il posto di rik (Cap. 32)

Amrlide

Interpretazione di uno dei momenti più amari del settimo libro; la morte di Tonks e Remus è stato un Momento Mancante tra i più gettonati nelle fanfiction dopo la conclusione della saga. Questa storia ne dà comunque una particolare visione, soprattutto per l’avvincente descrizione del duello Tonk-Bellatrix; ma anche per l’immagine di una Tonks forte e determinata, nonostante la dolorosa notizia della pardita del marito e la consapevolezza di non poter probabilmente più rivedere il figlioletto. “Questo è il mio posto” ripete spesso, quasi a volersene convincere lei stessa. Plausibili e concreti anche i momenti di contorno, che descrivono gli attimi di battaglia prima dello scontro con Bellatrix.
Forse lo scambio di battute tra le due duellanti, sebbene sia un topos di molti scontri e non solo nel mondo potteriano, stona un po’; entrambe le vedo (ma questo è una mia interpretazione del Canon) come donne di azione, a cui non servono parole per odiarsi e giustificare un attacco. Inoltre, e soprattutto, le due si parlano ed è come se tutto intorno a loro (e loro stesse comprese) si bloccasse: il dialogo risulta come una parentesi, un po’ troppo lunga per essere plausibile, soprattutto se posto a confronto con le scene drammatiche e veloci che si sono susseguite poco prima (in cui le poche frasi di dialogo erano ridotte al minimo, come realisticamente dovrebbe essere durante un attacco).
Riassumendo, la storia affronta in maniera grintosa e capace una situazione che potrebbe sapere di “già visto”, riuscendo a catturare il lettore fin dall’inizio; unico punto da rivedere sarebbe quel dialogo tra le protagoniste, troppo pesante (anche se di contenuto coerente e forte) per una scena di azione dinamica come la storia si propone.

CharlotteDoyle

Ho trovato l’inizio di questa storia molto buono, siamo catapultati immediatamente nella storia e finalmente vediamo qualcosa che in DH mancava (in genere, immaginando la morte di Remus e Tonks, anche per il fatto che JKR li nomina sempre insieme, la vediamo come un’unica morte; invece è interessante capire cosa può essere successo dalla prima alla seconda). Andando avanti invece un po’ ti perdi, prendi tempo, e sebbene si tratti della storia degli ultimi attimi di Tonks l’attenzione cala. Lo scontro con Bellatrix è importante, ma anche quello va un po’ per le lunghe, almeno per i miei gusti, e per questo non riesco a “riaccendermi” per il finale, che fa uso di una buona idea, Tonks che ripete lo stesso concetto, ma che ho l’impressione che non colpisca quanto dovrebbe colpire. Non so se sarebbe meglio aggiungere più dialoghi (che comunque in questa storia sono venuti bene) durante lo scontro, oppure se bisognerebbe pensare a qualcosa di completamente diverso per catturare il lettore. Questa comunque è una mia impressione; a livello oggettivo non riscontro problemi, si tratta di una buona storia. Grazie.

FreackledMiks

Mi ha colpito la scelta di descrivere la morte di Tonks e Lupin, e ho apprezzato particolarmente l’aver fatto intervenire Aberforth, un personaggio poco visto in tutta la saga; ciononostante, durante tutta la storia la narrazione è simile a quella di un normale capitolo del libro: molto lenta e misurata, nonostante l’evento descritto sia una battaglia, che per sua natura dovrebbe essere molto veloce ed imprevedibile.
Non sono riuscita ad apprezzare, inoltre, la descrizione del duello: date le caratteristiche del personaggio di Bellatrix, mi sarei aspettata qualcosa di molto più immediato, dinamico e violento, non una misurata battaglia fra due donne (vedi Bellatrix vs. Molly). Inoltre, il fatto che non vi sia stata alcuna interferenza, nemmeno casuale, nella battaglia (aiuti per le parti, o incantesimi che sfrecciavano attorno a loro), toglie realismo alla scena.
Per quanto riguarda i personaggi, la figura di Bellatrix, a mio parere, manca di tutte quelle caratteristiche che sono sempre state proprie del suo personaggio: la follia, l’ossessione, il fanatismo. Credo che tu l’abbia descritta troppo posata rispetto a come la mostra il Canon.

Lo stesso vale per Tonks: i suoi sentimenti, dopo la morte di Lupin, dovrebbero essere burrascosi. Dovrebbe essere furiosa, disperata, persa nel dolore della perdita, considerando il suo carattere molto emotivo e sensibile (basta ricordare quanto era distrutta anche solo dopo che Lupin l’aveva respinta), mentre nella tua storia l’hai resa estremamente pacata e razionale anche dopo la morte di Lupin.

Ladyhawke

Mi aspettavo una storia su Tonks e difatti eccola qua. Anche questo, come altri, non rientra probabilmente tra i missing moment più originali, ma siccome la Rowling non ha voluto illuminarci su tante cose accadute durante quella battaglia, menttendoci davanti ai fatti compiuti è giusto dar voce a questi personaggi. Credo non sia facile dare descrizione di un duello perché si tratta di azioni, come dire, molto visive, quindi non sempre si riesce ad appassionare il lettore in maniera adeguata. La storia è ben strutturata, compatta e lo stile è buono, riesce a rendere bene il clima della battaglia, soprattutto nella prima parte, che non è così concentrata sui pensieri di Tonks. Il pensiero del marito morto, la paura, la battaglia che impazza, i ragazzini feriti da difendere, soccorrere e proteggere: è palpabile, visivo. Aberforth, per quanto abbia una piccola parte mi sembra descritto bene e mi piace. Quella che per me funziona meno è proprio la seconda parte, quella del duello di per sé. L’effetto mi pare troppo cinematografico e… passami il termine, Hollywoodiano. Vediamo se ora mi spiego. In questo duello dove Bellatrix mira ad uccidere forse lei gioca troppo con la sua vittima, Tonks; non che non ami fare la parte del gatto col topo, ma a livello di dialoghi. Parlano, parlano molto e fanno discorsi lunghi per trovarsi in una situazione del genere. Come mi pare troppo enfatizzata ed epica l’immagine di Tonks inginocchiata, e il vedere il raggio verde che arriva: è una cosa così immediata che difficilmente ci si può rendere conto, a mio modestissimo parere.

Portieri di RobyLupin (Cap. 2)

Amrlide

L’originalità di questo Momento Mancante risiede soprattutto nell’essere nascosto. Con tutti i momenti di azione nel settimo libro, è difficile pensare a una scena così riflessiva e nel contempo realistica come questo dialogo tra Ginny ed Hermione. La ‘voglia di fare qualcosa’ di Ginny è perfettamente in linea con il suo carattere (come ce lo ha presentato la Rowling), tipico di un’adolescente che non si sente più una ‘bambina’ che deve essere difesa. Il paragone di Hermione con il Quidditch è poi un colpo di genio, come solo Hermione può avere (senza nulla togliere, ovviamente, a chi l’ha effettivamente pensato e messo in bocca ad Hermione). Anche il rapporto tra le due ragazze è descritto molto bene, con Hermione che si altalena tra la solidarietà di un’amica e la responsabilità di una sorella maggiore.
Centro del racconto sono unicamente le due ragazze, in particolare la loro gestualità che mette in risalto anche i loro sentimenti; la struttura lineare e concisa, insieme al linguaggio appropriato, rende la storia accattivante e piacevole da leggere.

CharlotteDoyle

Ti dico, se dovessi fare una modifica a questa fanfiction taglierei l’ultimo paragrafo, e basta. Secondo me stona un poco, non tanto perché non risulti in tema ma perché vuole andare a chiudere con la forza la storia che hai costruito, e in fretta e furia. Non ce n’è bisogno, secondo me. Via! Perché per il resto la storia è più che buona: ci sono ottimi dialoghi, un buon approfondimento sulle relazioni tra i personaggi, e pur essendo abbastanza lunga non annoia. Di tutti discorsi, sebbene sia al centro della storia, la spiegazione della metafora sul Quidditch mi ha convinto di meno, ma probabilmente è un fatto di gusto mio, perché il momento è quello giusto, e le battute di Hermione non sono fuori carattere. Poi: Hermione che spiega il piano dei sette Potter a Ginny: siccome poi c’è stata la talpa e quindi sappiamo che doveva rimanere segreto (almeno fino al momento dell’attuazione), forse sarebbe stato meglio se lei l’avesse svelato con più segretezza. Per il resto, come ho già detto, una buonissima storia. Grazie.

FreackledMiks

La trama della storia è originale e ben congegnata: bella l’idea della conversazione tra Hermione e Ginny prima del recupero di Harry. Molto buona anche l’idea di usare la metafora del Quidditch per spiegare i ruoli in guerra, l’ho trovata un’idea particolarmente innovativa e intelligente. Purtroppo l’azione e l’evoluzione della scena, a causa del momento che si è scelto di trattare, è praticamente nulla, quindi, pur essendo farcita di dialoghi realistici e studiati, la storia rimane un po’ piatta. Forse avresti potuto movimentarla un po’ inserendo delle variabili al suo interno, come l’arrivo di Ron, oppure sfruttando le descrizioni, quindi soffermandoti su particolari espressioni e movimenti dei personaggi che sottolineino ciò che stanno dicendo, oppure che tradiscano ciò che stanno pensando.
I personaggi di Hermione e Ginny sono molto IC, comunque: è stato riprodotto molto bene il modo che hanno di parlare nei libri, quindi risultano come figure molto ben definite e caratterizzate.
Lo stile di base è buono, ma forse avrebbe bisogno di essere ancora un po’ raffinato: era molto particolare il contrasto della Ginny-pubblica/Ginny-privata iniziale ed è un peccato che tu non abbia scavato un po’ più in profondità, invece di lasciar cadere subito la sua maschera, per arrivare a far comprendere appieno quello che Ginny sente e magari approfittarne per approfondire la tua visione del suo legame con Hermione.

Ladyhawke

Mi risulta difficile definire il genere in cui far rientrare la storia, nel senso che non è drammatica, nonostante si parli di cose molto serie, e non è nemmeno leggera, nonostante le nostre protagoniste si concedano una risatina per stemperare le tensione. Gli adolescenti, si sa, sono una palla al piede: lamentosi, supponenti , indisponenti. Il fatto che si odi Potter all’inizio del quinto libro significa che la Row ha centrato il punto. Lo stesso hai fatto tu con Ginny. La nostra piccola ragazza Grifondoro non sta effettivamente passando dei gran momenti, ma questa sua aria di giovane donna che resiste stoicamente con una bella maschera può far storcere il naso; niente di più umano. Fortuna, comunque, che arriva la nostra razionalissima Hermione a toglierci da quello che poteva diventare uno psicodramma adolescenziale, aiutandoci a far aprire la nostra Ginny e dando voce, con questo lungo dialogo, ad un rapporto di amicizia che nella saga non è stato mai descritto. La caratterizzazione mi pare credibile e ben riuscita; vediamo queste due giovani affrontare in maniera matura problemi più grandi di loro, una guerra che sarà sanguinosa e davvero portatrice di disgrazie e molta sofferenza; il tutto grazie ad una metafora con il Quidditch che funziona alla perfezione. Davvero, davvero un buon lavoro.

Esercito di Silente, il reclutamente è ancora aperto! di Sandy Potter (Cap. 15)

Amrlide

Ecco il Momento Mancante in cui più speravo: le gesta di Ginny, Neville e Luna all’interno del ‘nuovo’ ES. In tre atti prende corpo la formazione e i nuovi obiettivi (e i limiti) dell’Esercito di Silente. Le azioni e le descrizioni sono molto particolareggiate; anche i dialoghi si introducono bene nel testo e, come contenuto, sono molto coerenti ai personaggi. La narrazione nel complesso però manca un po’ di brio. Dal momento iniziale, in cui si vede Neville in camera e sembra che sia lui, con il suo punto di vista, a presentare l’azione, si passa a un punto di vista più generale per alcuni versi, più attento ai pensieri delle altre due protagoniste per altri. L’effetto che si ottiene è strano, perché, sebbene si riconosca che tutti e tre i personaggi siano IC e realistici, sembrano distanti. Si sente la mancanza, soprattutto nelle scene in cui i tre protagonisti sono insieme, di sorrisi, sospiri, occhiate silenziose, piccoli tratti e sentimenti che rendono i personaggi più vivi. Una mancanza che pesa e spiazza, soprattutto vicino alle ottime descrizioni dei personaggi singoli (Neville in dormitorio o Luna in biblioteca, per esempio, in cui il personaggio è presentato magistralmente in modo che dalla sua postura o dalla sua acconciatura si percepisca anche il suo carattere e il suo stato d’animo).
Traspare poco il sentimento purtroppo, in una storia che sarebbe altrimenti molto buona.

CharlotteDoyle

Questa storia, secondo me, ha due problemi fondamentali: l’ambientazione debole e la mancanza di conflitto. Da una parte infatti lo spunto è molto interessante e ha grandi potenzialità, dato il fatto che non viviamo mai la vita a Hogwarts durante il settimo anno. Per questo, una volta che una storia viene ambientata nella scuola, la prima cosa che mi sono chiesta è: perchè non ci viene mostrato niente di quello che succede veramente? La descrizione che fa da cappello è vaga e non accenna ad alcun fatto in particolare, né inventato né proveniente dal canon; in una qualche misura, questa Hogwarts è ancora più lontana di quella che ci arriva attraverso il settimo libro. Per questo, a livello di coerenza interna, non sono riuscita a trovare motivazioni abbastanza forti perché Neville e gli altri decidano di riformare l’Esercito di Silente. Ci sarà stata una causa scatenante, una goccia che ha fatto traboccare il vaso, piuttosto che una “sensazione che qualcosa non va bene”?
A questo punto, interviene il secondo problema: tutti i processi decisionali seguono più o meno la cornice: “Che cosa facciamo?” “Facciamo questo.” “Va bene.” Giungendo infine alle conclusioni che possiamo apprezzare nel settimo libro. Sebbene in questo non ci sia nulla di sbagliato, dato che in effetti è coerente col canon, ci si chiede se è normale che tutto sia, in un certo senso, così facile. Le scelte non sono combattute? I personaggi non hanno paura per quello che potrebbe succedere, a loro e alle loro famiglie? Non ci sono opinioni contrastanti nel gruppo? Non c’è la possibilità di prendere una strada diversa? In alcuni passi (per esempio, dove si presenta la possibilità di lasciare scritte sui muri, e Ginny trema per quello che significherebbe per lei farlo) sembra addirittura che da parte dell’autrice ci sia l’intento di evitarlo, il conflitto (“Non ti preoccupare, ci pensiamo noi,” dicono Luna e Neville). In una situazione dove tutto sembra già risolto, dove i personaggi non hanno bisogno di superare i propri limiti, dov’è la storia? Ci si può lavorare.
Grazie.

FreackledMiks

Mi è piaciuta molto l’idea di sviluppare ciò che è successo ad Hogwarts mentre Harry, Ron e Hermione erano via e di come Neville, Luna e Ginny hanno riformato l’Esercito di Silente.
La trama è ben sviluppata soprattutto all’inizio, dove viene arricchita di particolari e flashback che rendono il lettore più partecipe degli avvenimenti, tuttavia, procedendo con la storia, la vicenda diventa quasi una semplice descrizione di battute, accompagnate ogni tanto da sporadici pensieri. Inoltre sembra quasi che la storia sia stata “tagliata”, ovvero che, visto che diventava troppo lunga, si siano voluti evitare pezzi che, seppur di transizione, avrebbero arricchito un po’ la fanfic: come risultato, i personaggi sono vittime di fortunate coincidenze che portano ad un’accelerazione della narrazione (Ginny va in camera di Neville proprio quando lui decide di andare a parlarle, si dimostra facile parlare con Luna in biblioteca, durante la notte non incontrano nessuno che possa infastidirli mentre scrivono sul muro). Forse sarebbe stato meglio inserire qualche imprevisto all’interno della trama, ad esempio l’arrivo di uno dei Carrow, oppure varie difficoltà che per un po’ impediscono ai protagonisti di incontrarsi, ecc… , così da movimentare un po’ la storia.
Buona la descrizione dei personaggi: ho particolarmente apprezzato Ginny e Neville, che sono risultati molto IC, mentre Luna mi è sembrata un po’ troppo poco svampita e “normale” rispetto al solito.
Lo stile è ben definito all’inizio, ma, come la trama, si perde un po’ all’interno dei dialoghi. Consiglio di cercare di inserire degli elementi propri e unici che facciano in modo che il testo sia classificabile come “tuo” e di nessun altro.

Ladyhawke

Questo è un altro di quei missing moment che mi sono piaciuti molto. Hogwarts, fatta eccezione del tragico momento della battaglia finale, viene completamente ignorata nel settimo libro e poco o niente veniamo a sapere, se non dalle parole dello stesso Neville ad Harry. Si ha quindi ampio margine per scrivere qualcosa di interessante, come il missing moment che tu hai proposto. La storia viene sviluppata bene ed è coinvolgente; si è subito dalla parte dei nostri tre protagonisti, e si è con loro a tramare in segreto. La caratterizzazione è ben riuscita, e con personaggi che sono secondari non è sempre facile, in particolare se si pensa a Luna, che è così particolare e difficile da rendere senza esagerare. Dai spassore e dignità ai nostri amici più defilati, ma non meno coraggiosi. Luna, Neville e Ginny non hanno nulla da inviare al magico trio, quanto a fegato. Lo stile è buono e la tua storia si inserisce bene in quello che è il contesto del potterverse, con armonia. I dialoghi sono semplici, ma efficaci: non c’è niente di ridondante o eccessivo, vediamo questi ragazzi per quello che sono, nella maniera migliore. La scena in biblioteca, la Stanza delle Necessità e l’azione finale, sono descritte in maniera vivida, e mi hai reso molto semplice imaginarmi la scena, come se me la vedessi davanti agli occhi: il che è sempre un bene.

Killing Dance di Seraphia (Cap. 31)

Amrlide

Riflessivo; il Momento Mancante è il percorso di crescita di Draco Malfoy, anzi, è l’esatto momento in cui tira le fila di ciò che è stato e mette le basi per il suo cammino futuro. È il “momento di svolta” del personaggio.
Il tempo presente, e i frammenti di pensiero, calano il lettore nel personaggio, ponendo tutto sotto il suo punto di vista, cosicchè, nonostante si conoscano già i fatti, se ne ha una rilettura nuova. Inoltre, nonostante il tema si presti a cadute melodrammatiche, la storia risce a rimanerne immune: la tristezza e il dolore sono espressi in maniera lucida da un Draco maturo che intravede, senza riuscire ad afferrare se non alla fine, la chiave di volta per il suo stato d’animo. La parola finale ha di certo un notevole peso, non tanto per il suo effettivo significato (comunque importante in quanto conclusione del percorso interiore di Draco), quanto per il suo essere così difficile da pronunciare. Fa sorridere, un sorriso amaro, il sapere che quella parola non sarà neppure sentita dal diretto interessato, ma anche questo – secondo me – entra nella natura propria di Draco: l’importante non è “far sapere a Potter” quanto “ammettere con me stesso”, raggiungere quindi una propria pace (banalmente, si potrebbe dire “far tacere la coscienza”).
L’uso della terza persona e l’attezione quasi esclusiva su Draco, costruiscono un’atmosfera quasi onirica; potrebbe forse risultare di difficile lettura per chi non ha ben chiaro i fatti di quel particolare momento del libro. Ma per tutti coloro che amano il personaggio di Draco, la storia presenta una profonda analisi dei suoi sentimenti, delle sue emozioni ed azioni.

CharlotteDoyle

Una buona storia, inficiata solamente da una prosa troppo enfatica. Sebbene lo sviluppo del personaggio di Draco vada sempre a battere sulla sua appartenenza alla famiglia Malfoy (talvolta con affermazioni un po’ esagerate, immagino siano parte delle credenze del personaggio), la sua voce risulta in questo modo molto chiara e distinta. Ho apprezzato che il personaggio non parli solo di sé ma anche del suo rapporto con gli altri, in particolari con i suoi amici (tuttavia è Crabbe, non Crabble). Ci sono degli alti e dei bassi, e il modo in cui alla fine decide di ringraziare Potter risulta (ai miei occhi) alle volte azzeccato e alle volte poco credibile, ma in generale non posso dire che sia totalmente fuori luogo; il Canon purtroppo qui non ci aiuta, e forse in questo caso un approfondimento sulla situazione del personaggio durante il settimo libro sarebbe stata utile (poiché la sua posizione per il Canon rimane ambigua). Per quanto riguarda la prosa, consiglio sempre di cercare di essere più semplici e di usare un linguaggio più vicino a quello attuale, soprattutto per la voce di un ragazzo di diciassette anni, famiglia aristocratica o no, non solo per il realismo, ma anche per non appesantire, e per raggiungere il lettore: spesso l’abuso di espressioni particolarmente ricche e spettacolari più che creare meraviglia distrugge la stessa e anche il coinvolgimento con la storia. Attenzione!

FreackledMiks

Nota: In tutta la fanfic è presente un errore di scrittura: il nome del compagno di Goyle è “Crabbe”, non “Crabble”. Comunque, non ne ho tenuto conto nella valutazione della storia e nella recensione.

La trama della storia è originale e ben sviluppata: il rapporto Crabbe (o Goyle)-Malfoy non è molto approfondito all’interno dei libri, e credo sia stata un’ottima idea scegliere proprio il momento della morte di Crabbe per dipingere un quadro più preciso dell’ “amicizia” che c’era tra i due. Inoltre durante lo svolgimento della storia le riflessioni di Malfoy sono ben amalgamate sia con l’atmosfera lugubre del castello semi-abbandonato, sia con i continui flashback del protagonista. Ho apprezzato anche come la coscienza del personaggio si sviluppi all’interno della vicenda, fino ad arrivare a una nuova consapevolezza di ciò che lo attende e di cosa sia importante davvero.
Per quanto riguarda Malfoy, il suo personaggio è uno dei più usati all’interno delle fanfictions a causa del suo fascino oscuro, tuttavia all’interno della storia ne viene tracciata un’immagine molto realistica e ricca di dettagli che svela il suo lato più nascosto, senza però andare OOC (nonostante Crabbe sia morto e Draco si ritenga responsabile, è ancora in grato di dargli della persona poco intelligente). In alcune parti, però sembra che manchi qualcosa, visto che nei suoi pensieri Draco accenna ad alcune caratteristiche di sé su cui poi non viene fatta luce, lasciandole un po’ in sospeso: ad esempio, la questione della voce ammaliatrice che sente nella sua testa, oppure il perché i Malfoy non possono mostrare il loro affetto a nessuno, o ancora il perché Draco trova delle somiglianze tra la sua interiorità e la stanza in cui si trova.
Lo stile collima molto bene col personaggio: l’uso della terza persona presente rende la storia particolare (nonostante in due casi siano scappati due verbi al passato remoto) e fa avvicinare molto il lettore ai pensieri di Malfoy, inoltre è molto bella tutta la serie di contrapposizioni, mancanze, differenze tra la situazione attuale a quella a cui era abituato: dovrebbe fuggire ma non ci riesce, vorrebbe piangere ma non può, vorrebbe andarsene ma il suo corpo glielo impedisce, vorrebbe gridare ma gli manca la voce, ecc. Bello anche lo scioglimento della vicenda, dove Malfoy ritorna sé stesso solo dopo essere riuscito a dire “grazie”.

Ladyhawke

Draco Malfoy è un personaggio con uno sviluppo interessante, soprattutto nell’arco degli ultimi due libri. Difficile da trattare, perché si rischia sia di eccedere mostrandolo come il più classico dei principino viziati, sia come troppo intimista e riflessivo. qui siamo certamente concentrati su di lui e i suoi pensieri; d’altronde si trova ad un punto della guerra in cui è totalmente perso. La sua famiglia è sfasciata, il suo cognome una volta di rango decaduto, quello che considerava un amico morto… credo che la sua vita sia davvero ad uno dei minimi storici, quindi credo non resti altro che ripercorrere i propri errori, e fuggire, perché infuria una battaglia, dopotutto. La caratterizzazione mi pare interessante, prende spunto da quei pochi scorci che abbiamo di lui durante il settimo libro e ci fornisce un’idea del marasma che c’è al momento nella sua mente. Puro smarrimento, in sostanza. E persi come siamo nei suoi pensieri quasi ci dimentichiamo della battaglia, fino a che non arriva una maledizione senza perdono, biglietto da visita di un mangiamorte. E capiamo che ormai nemmeno la distinzione tra buoni e cattivi è facile, visto che ci si attacca a vicenda tra chi è nelle grazie di Voldemort e chi non lo è più. La salvezza finale ed inaspettata mi pare una buona scelta, così come quel grazie, che è la parola più sofferta ed importante. La storia è scritta bene, e aiuta ad entrare nei pensieri di Draco.

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  1. 24 novembre 2008